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Due lettere di P. Cosimo Berlinsani ad Anna Cordié

A: Archivio Storico OBG, fondo Curia Generalizia, Roma 9, Vita Scritti P. Cosimo Berlinsani, 8/1, cc. 39r-40v; B: Archivio Storico OBG, fondo Curia Generalizia, Roma 9, Vita Scritti P. Cosimo Berlinsani, 8/1, cc. 82r-85r

Roma
, 30/09/2017

Roma, 1684 ottobre 20

Iesus Maria Ioseph
Pax Christi

Mando di nuovo tutti i libbri dell’Instituto a Vostra Signoria, acciò li communichi a tutte le Convittrici, e si satisfacciano a loro piacere in darli oppositioni e repulse, scrivino pure con libertà quello che li piace, e parlino con libertà, che voglio darli ogni possibile satisfatione. E se non voglionoa scrivere per non darsi a conoscere, o per altro respetto, pregherò il Padre Federigo, che venga lunedì a sentire tutte ad una ad unab per darmi poi relatione dic sentimenti di ciascheduna senza palesare quelle che non vorranno essere nominate.

Ma quando haverò condesceso alle voglie di tutte, resteranno, quelle che saranno riuscitee con la loro, quiete e contente? Resteranno più affettionate all’Instituto di quello che siano presentemente? Signora no. Resteranno conf la medema inquietudine, con l’istesse turbationi di mente e sempre più mal contente e sempre più li sembrerà dura, aspra e difficile l’osservanza. E quel che è peggio resteranno sempre con mille scrupoli di coscienza, le punture de quali || [c. 39v] se non sentiranno adesso, sentiranno con il tempo, et al particolare nell’hora della morte. Oh quanto provederebbono meglio alla loro quiete et al loro profitto spirituale e temporale, se alla ciecha si rimettessero nella volontà di Dio, dimostratali per mezo di chi li ha dato per fondatore e direttore!

Oh quanto li riuscirebbe più facile l’osservanza, se non vi havessero cosa alcuna del proprio, se si lasciassero intieramente guidare e governare, senza direg: «Questo non voglio, questo non mi piace». Né vi sia chi si dia ad intendere che io discorri in questa maniera, per riuscirne con la mia, per mantenere la mia opinione, e per non essere fatto fare, poi che per gratia del Signore Dio non ho sì bassi e sì vili sentimenti. Io discorro così perché così mi fa parlare il desiderio che io tengo dei loro avanzamenti tanto spirituali, come temporali, della loro quiete e della loro perfettione. Quelle regole che non vorranno ricevere loro, sono certo che saranno abbracciate da altri, quei riti e ceremonie che stimeranno superflue et atte più tosto ad intiepidire che ad infervorare lo spirito, sono certissimo che saranno praticate in molti || [c. 40r] Monasteri, e da alcuni già ne sono stato richiesto di copia, con ferma speranza di doversene molto approfittare, e perciò non mi da fastidio, per la mia satisfattione e reputatione, che loro le accettino o le rigettino.

Signora Anna, io non dico d’essere loro Superiore, ma voglino o non voglino, io sono loro Padre, e loro sono mie figlie dilettissime, amatissime in Giesù Christo, e sì comeh i Padri che amano i loro figli con vero e perfetto amore si accomodano ad essi, quando questi non voglionoi accomodarsi a loro, così farò io senza alcuna difficoltà, condescenderò a tutto quello che loro vorranno, ma se poi li succede male, sì come suole ben spesso accadere a figli che si mostrano ritrosi in obedire ai Padri loro, io non vi haverò colpa alcuna. Di gratia Vostra Signoria faccia reflessione a tutto questo, e procuri che ve la facciano l’altre ancora. È una gran cecità et un grandissimo mancamento di spirito di chi ha detto che le mie regole sono piuttosto d’ammirarsil, che da imitarsi. Li assicuro che quanto detto ha fatto restare ammirato e scandelizato il signor dottore Molinosm 2 dal quale io ciòn ho inteso, parimente con mia grandissima mortificationeo.

Signora Anna, io condescenderò, ritorno a dire, a tutto quello che voglionop, ma piaccia aq Dio che il mio condescendere non faccia descendere tanto al basso l’Instituto, che si perdi affatto. Signora Anna, facciamo orazione che si adempia la volontà di Dio. || [c. 40v] So che non mancano spiritir dotti et esperimentati nelle cose di spirito, che li danno la ragione in tutte le loro pretentioni; ma questi non ha eletto Dio per fondatori di questo Instituto e perciò forse in questa parte non hanno tanto lume, quanto ne ha partecipato a chi ha eletto per questa impresa.

Io non voglio distendermi più a longo, solo ritorno a dire che penso farebbono un gratissimo sacrifitio a Dio, se spogliatte affatto del amor proprio e del proprio giuditio, si rimettessero in tutto e per tutto nella volontà del SS.mo Bambino Giesù e dicessero: «Domine Iesu quid me vis facere?», e che tutto quello che io risolverò stimassero essere quello che vuole Sua Divina Maestà da loro. Mi dichiaro però che io non intendo con questo mio discorso di violentare la volontà di chi che sia, ma solo di significarli e proporli quello che a me pare sarebbe il meglio loro, tanto per lo spirituale, quanto per il temporale, replicando di nuovo che io sono per condescendere a tutto quello che si compiaceranno di notare, o fare notare, essere di loro gusto e satisfattione.

Io non ho indirizzata questa lettera a tutta la Comunità per le cause già altre volte accennateli.
Vostra Signoria operi conforme le parerà più espediente, mentre mi rattifico e confermo di tutte et al particolare di Vostra Signoria

Devotissimo Servo in Christo
Cosimo Berlinsani

 

Casa, 20 ottobre 1684


in alto: 20 ottobre; in margine destro: seconda lettera.
avogliono] voglono bad una] in interlineo cdi] corretto su e quello depennato dpalesare] s corretta su altra lettera e quelle che saranno riuscite] depennato e riscritto in interlineo fcon] corretto su la gdire] in interlineo hsì come] preceduto da e però depennato ivogliono] voglono ld’ammirarsi] corretto su altra parola mMolinos] in interlineo nciò] preceduto da parola depennata omortificatione] in interlineo corretto su ammiratione pvogliono] voglono qa] corretto su di rspiriti] corretto su altra parola
1 Anna Cordiè: entrò nella Congregazione del Bambin Gesù il 9 dicembre 1666. Fece la sua professione il 2 luglio 1672. Morì il 5 gennaio 1725 a Palestrina dove vi era andata su richiesta dal Cardinal Francesco Barberini per fondarvi una nuova Comunità. Ricoprì più volte la carica di Superiora nella Casa di Roma. Cfr. Archivio OBG, fondo Curia Generalizia, Registro Vestizioni Professioni, Roma 25, 34/2, p. 13.
2 Miguel de Molinos (1628 – 1696): fondatore della corrente mistico-religiosa del Quietismo, fu condannato per eresia e immoralità il 3 settembre 1687. Morì in carcere il 28 dicembre 1696.

 


Roma, 1685 ottobre 2

Iesus Maria Ioseph

Dominus Iesus Christus dirigat cor et manum meam acciò non pensi, né scrivi altro che quello chea desidera e pretende da loro Sua Divina Maestà.

Signora Anna, io sono resoluto, più che resoluto, resolutissimo di fondare e stabilire in cotesta mia amatissima e stimatissima adunanza, la vera e perfetta osservanza delle sue regole; et a questa nobilissimab impresa voglio accingermi con ogni mio potere, ancor che dovesse riuscire a costo delle mia quiete, della mia reputatione e della vita istessa, e questo Vostra Signoria e tutte l’altre lo tenghino per fermo. Il principale instrumento però, del quale devo servirmi [per] conseguire il mio intento || [c. 82v] è Vostra Signoria come Superiora, e perciò se non le dà l’animo di fare quello che deve per ogni ragione, deponga l’offitio, che io chiamerò e procurerò havere, e spero mi sarà facile ad ottenerla, una Monaca di Santa Ruffina, overo de’ Sette Dolori; e quando non potessi haverla da questi luoghi, procurerò una donna secolare, savia e prudente, che le governi in virga ferrea, perché questa vita così distratta e sconcertata non può durare più longo tempo.

Tra le altre cose alle quali voglio che in ogni maniera si remedi è la facilità d’introdurre gente in Casa li giorni festivi ed altri conforme le regole.
2°: che l’Oratorio non servi per luogo di recreatione || [c. 83r] e di parlatorio, ma sia puramente Casa d’Oratione conforme comanda Giesù Christo.
3°: che non si prendino in modo alcuno per la mano, la qual cosa si è fatta hormai familiarissima a tutte.
4°: che si facciano tutte l’orationi a tempi debiti avanti pranzo, dopoi pranzo et avanti cena, et il simile facciano l’Educande, conforme le proprie regole, e che in questo tempo non si chiami alcuna alla porta, e questo si osservi con maggiore rigore li giorni festivi; che se anticamente non si è fatto, ciò accadeva perché venivano alla Porta, stavano al Vespro, Sermonec e Rosario. Né di questo niuna si può chiamare aggravata, poi che non si trova || [c. 83v] Monastero, né Congregatione, né Conservatorio, né adunanza di qualsivoglia sorte che nelli giorni festivi non facciano maggiori devotioni che nelli altri. E qual luogo di Vergini e Zittelle si trova, nel quale li giorni festivi non si vedino hora in questa, et hora in quella parte, gente a fare oratione, o vero a leggere libbri spirituali? Solo tra di loro si dà questo caso.
5°: la sera, quando si vad a letto, tanto per le scale, quanto per le camere, voglio che si tenga rigoroso silentio essendo che questo in tali tempi sia comandato sotto gravi pene a tutte le adunanze, tanto d’huomini, come di donne.
6°: Intendo che tutte pratichino la virtù dell’|| [c. 84r] Indifferenza in tutte le cose et al particolare nell’andare fuori e nelli offitij.
7°: che non s’introduca, sotto qual si voglia pretesto, di dare rinfreschi ad alcuno, né si faccia regalo oltre l’ordinatione delle regole. E circa all’introdurre gente le feste et altri giorni, se non l’osserveranno, le dico da Religioso, che li farò mettere il catenaccio alla porta di fuori e serrare da persona esterna conforme si fa in altri luoghi.

Io non ho mai preteso di fare una Congregatione di persone che attendino ai propri commodi et alle proprie satisfattioni, ma sì bene di persone || [c. 84v] che aspirino all’imitatione delli Apostoli in procurare la propria et altrui salute, e chi non ha questa vocatione procuri di ottenerla dal SS.mo Bambino Giesù, il quale se non fosse pronto a compartirnegliela, non li haverebbe mantenute tanto tempo in questo stato.

Non so se mi siae esplicato abbastanza perché ho scritto con molta fatica e con molto discapito della mia sanità. Communichi pure a tutte questi miei sentimenti che mi sarà grato; et a Vostra Signoria replico sef non li dà l’animo di fare osservare quanto ho detto, insieme con tutte le altre regole, renunti l’offitio che vi provederò, come ho detto, e non già con altra persona di Casa.

[c. 85r] Per remediare con dolcezza di non introdurre gente in Casa li giorni festivi et altri, Vostra Signoria si faccia intendere a tutte le persone confidenti che non venghino in tali giorni, havendo havuti ordini rigorosi da’ Superiori; alli parenti et alle persone ordinarie non habbia riguardo alcuno ag farli dire che non si può; alle persone qualificate li ricevi per la prima volta, ma le dica che non ritornino la seconda, perché non potranno essere ricevuteh e resto di tutte

Servo in Christo
Cosimo Berlinsani

Casa 2 ottobre 1685

 

ache] corretto su altra parola bnobilissima] dobilissima csermone] preceduto da parola depennata dva] corretto su altra parola esia] corretto su sono fse] ripetuto ga] ripetuta in interlineo hricevute] riceute